Formation

Nella comune accezione del termine, il laboratorio viene inteso come il luogo dove artigiani svolgono insieme il medesimo lavoro, dove la materia prima viene utilizzata per la fabbricazione di manufatti.
Nel caso di un laboratorio teatrale gli artigiani prendono il nome di attori e sono produttori di manufatti fonico-gestuali; essi utilizzano la materia prima di cui la natura li ha forniti: il proprio corpo, la propria unità psicofisica produttrice di energia, intesa come forza dell'organismo, forza interiore, risolutezza e fermezza nell'agire, efficacia e vigore nell'espressione.
Nel teatro laboratorio l'attore non tende al conseguimento di una tecnica fredda e formale,
né ad una forma di recitazione statica sorretta da perfezionismi e da luoghi comuni ormai privi di valore e né tanto meno all'estetismo. Punto fondamentale di partenza dell'attore di teatro laboratorio, vuole essere il raggiungimento di certo tipo di comunicazione espressiva in cui ogni azione e finanche piccolo movimento sia il risultato di un preciso stimolo psichico. E' perciò indispensabile avvalersi di opportuni processi che tendano ad esternare, con l'aiuto di un continuo esercizio psicofisico, il proprio io di ciascun individuo con l'autentica presentazione del se stesso privato dagli stereotipi in cui si è uso rifugiarsi.
Nel laboratorio teatrale l'artigiano-attore attua la manipolazione dell'energia che, agendo dall'interno con le sue vibrazioni, stimola azioni-reazioni nel proprio strumento espressivo (voce e corpo) per riproporsi in termini di "segni" che, privati della dimensione del quotidiano, realizzino situazioni né narrative né descrittive, ma non per questo meno concrete.
Con la realizzazione di tale processo l'attore diventa la materializzazione espressiva della sua energia, conferendo così all'atto teatrale incisività d'azione nonché qualità e quantità drammatica.