VISIONES
Regia: Gianfranco Angei
Testi:



sogni, visioni, suggestioni, premonizioni.

E’ la necessità di affrontare nuove esperienze, confrontarsi con altri linguaggi, affrontare il rischio di nuovi percorsi dalla meta incerta che spinge il Teatro Actores Alidos e il gruppo di Enzo Favata ad una collaborazione artistica  che vede tre attici e quattro musicisti impegnati a sperimentare l’interazione tra la musica ed il teatro. Due mondi, due linguaggi che si confrontano in un “contatto ravvicinato” per ricercare, mediante una vicendevole contaminazione, nuovi codici espressivi di comunicazione che “segnano” l’appartenenza ad una radice comune.

Il riferimento di queste “visiones” è quello di una cultura-madre generatrice di antichi rituali, miti e leggende che hanno tessuto nei secoli le solide trame di una tradizione di cui si son perse le radici: sono “visiones” dalle sonorità ed immagini antiche, capaci di rievocare anche figure mitologiche dal valore universale i cui contorni si confondono con quelli appartenenti al leggendario sardo; non si deve però ricercare una collocazione temporale precisa né tanto meno una fedele riproduzione del passato (ma sarebbe possibile?). Infatti “visiones” è uno spazio mentale dove far esplodere atmosfere di grande immaginario, è un viaggio della mente, con i suoi sogni, le visioni, le suggestioni influenzate da una cultura dalle origini remote. E’ un calarsi nelle profonde voragini di una “memoria” offuscata dalle nebbie del tempo che a tratti si diradano per far affiorare frammenti di radici che ognuno di noi, magari inconsapevole, porta dentro di sé e che ricostruisce attraverso il proprio immaginario creativo influenzato sia dalle proprie esperienze che dall’inconscio personale, ma anche da quello collettivo depositario dell’eredità mentale appartenente alla comunità.

                Gianfranco Angei

APPUNTI SULL’IDEA MUSICALE
L’incontro tra il nostro mondo musicale e quello teatrale degli Actores Alidos nasce da percorsi di ricerca affini sulle matrici della cultura sarda.             

Una ricerca che, nei rispettivi ambiti, cerchiamo di portare avanti tracciando sentieri diversi rispetto a quelli che altri hanno già battuto.

Oltre che come strumentista, “Visiones” mi vede coinvolto nella direzione e nel coordinamento musicale; gran parte delle musiche sono scaturite da quella comune abitudine all’improvvisazione che noi quattro - Marcello, Salvatore, Roberto ed io, una squadra ormai affiatata - abbiamo affinato col tempo.

Nel creare la giusta atmosfera per lo spettacolo abbiamo avuto bisogno di unire diverse filosofie progettuali, andando oltre le nostre idee di partenza: come dice Peter Brook, “all’inizio è solo un punto informe…” Ne è risultato un felice connubio senza una collocazione temporale o geografica precisa, una sorta di grande sogno o incubo (a seconda delle scene) che in parte pesca dalla nostra identità etnica per poi spaesarla e disperderla nel vento.

Molte sono improvvisazioni nate dalle azioni sceniche, nel corso di lunghe giornate passate in teatro per mettere appunto la partitura che ora regola e scandisce i ritmi di questo spettacolo, senza soluzione di continuità, senza sosta sino alla fine.

Enzo Favata