TROIANE

TROIANE2018-03-21T02:31:08+00:00

Project Description

Troiane

PROGETTO SCENICO E REGIA
Carlo Quartucci
PAESAGGIO SCENICO
Carlo Quartucci
MATERIALI SCENICI E VESTIARIO
Jannis Kounellis
FONDALI
Jannis Kounellis, Iari Dibbets, Mark Lupertz
MUSICHE DAL VIVO
Raffaello Simeoni
MUSICHE “Overture, Enter’acte, Epilogo”
Henning Christiansen
IN SCENA
Carla Tatò: L’attrice Euripide – Narrattore nelle vesti di Poseidone, Taltibio, Cassandra, Andromaca, Menelao, Elena…
Valeria Pilia: l’Attrice Ecuba
Roberta Locci, Alessandra Leo, Valeria Parisi, Manuela Sanna: le Attrici del Coro delle Prigioniere Troiane
Raffaello Simeoni: l’Attore Musico in chitarra, flauto, baglama, tamburo, clarino, voce, organetto, cornamusa e ghironda

Le Troiane

Di Euripide, nella versione poetica di Edoardo Sanguinetti

L’azione si svolge oggi per questo viaggio ne Le Troiane di Euripide. La compagnia in azione è la Compagnia delle Troiane. Le attrici e il musicista incarnano quattro modi di “patire” la scena: il modo dell’Attrice Narratore, Carla Tatò, nelle vesti d’Euripide ovvero l’oltre e la fanciullezza del tragico nelle diverse Figure  e apparizioni della tragedia, Poseidone, Taltibio, Cassandra, Andromaca; il modo dell’Attrice Ecuba, Valeria Pilia, ovvero l’emblema dell’abbandono e della perdita di uno stato, il modo delle Attrici del Coro, Alessandra Leo, Roberta Locci, Valeria Parisi, Manuela Sanna, ovvero l’impossibilità di un popolo annientato di accettare, pur comprendendola, l’intera tragedia; il modo dell’Attore Musico, Raffaello Simeoni ovvero la scansione fatale del tempo e del suono originario del mito.

L’epopea di un popolo è raccontata all’alba di un nuovo millennio in una forma di Ballata Popolare, Cantata alta, Aubade.

C’è uno stato di determinazione ossessiva in tutti i personaggi: Poseidone, Ecuba, Taltibio, Cassandra, Andromaca, Menelao, Elena…Essi sono i guardiani del paesaggio drammaturgico. La compagnia ha una matrice sarda pensando che il paesaggio drammaturgico della Sardegna si innesta con il paesaggio drammaturgico greco. Ecco che in tal senso Carla Tatò l’Attrice-Narratrice Euripide fa trasparire la lingua originaria del verso greco come atto poetico dalla sua memoria culturale scenica. Così come Valeria Pilia l’Attrice Ecuba nei suoi momenti più disperati lascia affiorare il canto sardo nel quale si trova avvolta come nella sua quiete naturale.

L’innesto musicale del compositore Henning Christiansen con il suo cerchio magico di Overture, Enter’acte, Epilogo, stabilisce il paesaggio sonoro dello Scamandro e di Troia che brucia e apre sonorità di “musica” d’impianto noridico celtico dentro la mediteranneità epica. E parlando ancora d’innesto, in una sorta di “Jam Session” con Carla Tatò, Raffaello Simeoni e le sue musiche dal vivo nate ad hoc dal e dentro il “paesaggio sonoro” creato dalla polifonia vocale della narrazione epica dell’attrice euripidea forte dei suoi suoni archetipi, ritmi originari e scansioni potenti della voce del tamburo, baglamà, ocarina, voce, organetto, cornamusa, e ghironda dove le aperture alle sonorità mediterraneee, bizantine e sarde, sono attese dall’intero tessuto drammaturgico. C’è la tragedia annichilente di ieri e di oggi di un intero popolo annientato dalla stupida guerra. C’è sempre da guardare “dentro la pagina di Euripide”, “copione” alla mano e ben stretto, per scoprire e far trasparire fino all’ultimo il nesso tra ieri e oggi nella scrittura scenica nel “tragico”. C’è che bisogna strizzare dal verso “fanciullo”di Euripide, la lingua del canto poetico, della poesia cantata, della scrittura scenica in musica con echi di tamburi, violino e grancassa e stilettate marlowiane della voce, mentre sulla scena irrompe l’immagine. Una “tragedia di immagini”, un paesaggio scenico che Quartucci costruisce sui materiali scenici del pittore Jannis Kounellis…e in quel suo fondale- bandiera barbara dal “mitico” Medio Oriente…e in quella battaglia sullo Scafandro nel fondale dell’artista tedesco Mark Lupertz…e in quel nero funebre con candela dell’artista olandese Iam Dibbets…mentre Troia continua a bruciare. E ancora in quei segni sulla scena che scandiscono il percorso dell’azione degli attori e dello stesso regista che li marca con la sua “zoppia” dove staziona, modificandosi, una convivenza in movimento dell’Antica Grecia della Polis, del dionisiaco, dell’apollineo, della nascita della Tragedia con il Mediterraneo- Medio Oriente della tragedia contemporanea, per incontrarsi nei campi assoluti della disperazione.

E nel gioco scenico euripideo convivono dolorosamente gli echi di disperati contemporanei costretti a lasciare il proprio paese per vivere schiavi/esuli nel mondo e tutto un crogiuolo filosofico di ripensamenti culturali: i Greci, i Romani, gli Etruschi, gli Spartani, gli Ateniesi, gli Achei, i Mirmidoni, le Troiane e poi i Sardi, i Palestinesi, gli Arabi, gli Israeliani, i Curdi…

Arriva l’inverno della tragedia al tavolo di cucina del teatro: Apollo in calzoni, “copioni” ricaduti, onde sonore del metallo di guerra e del crisalide dorato nelle voci di Menelao e di Elena che appaiono sulla scena. È l’estasi panica dell’attrice euripidea nell’avvolgimento magico della sua narrazione per frammenti e apparizioni che ci indica la cultura greca differenziata delle metamorfosi.

È la disperazione fanciulla dell’Attrice- Ecuba nella sua immobilità che ci indica la cultura isolana del mare e dell’attesa.

Quando l’abbandono ha generato la perdita di uno stato, del suo territorio, dei suoi confini, della sua cultura e delle sue leggi e quando tutti saranno prostrati a terra inerti, come Ecuba in principio, senza più il peso della vita stratificato sul proprio corpo, è il fuoco finale, l’atto visionario della tragedia che ha in mente l’Attrice- Narratore Euripide nella sua apparizione di Coro/ Ecuba: lo sguardo inesorabile della Gorgone Africana Narrante verso la realtà contemporanea aperta sulle vene dell’umanità.